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Fondazione RAS: pubblico-privato, un binomio possibile per i beni culturali

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Di Salvatore Scaletta
(tratto da madamalouise.com)

Poter raccontare di qualche esempio positivo in un contesto “difficile” come quello italiano, talvolta è fonte di grande gioia. Mi riferisco alla Fondazione RAS (Restoring Ancient Stabiae), straordinario esempio di cooperazione internazionale e tra pubblico e privato nel settore dei beni culturali. Siamo nel sito archeologico di Stabiae, oggi Castellammare, rinato grazie alla passione e all’impegno di soggetti privati che nel 2002 costituiscono negli USA, in collaborazione con l’università del Maryland, la fondazione che sarà poi riconosciuta in Italia e avvierà la gestione del sito archeologico, le cui lussuose ville facevano da sfondo ai lieti periodi di otium degli antichi romani.

Vengo accolto in una calda mattina di settembre nel campus della fondazione, in cima ad una collina che domina l’incantevole paesaggio del golfo di Castellammare. È l’occasione per conversare con il notaio Ferdinando Spagnuolo, general manager di RAS, e conoscere da vicino l’esperienza di questa fondazione, nata su impulso del “memorandum of understanding” firmato nel 2001 da Italia e USA e che impegnava i due paesi a favorire la collaborazione tra le università statunitensi e le istituzioni italiane in diversi ambiti, tra cui gli scavi archeologici. In cambio di questo sostegno esterno, era riconosciuta al soggetto italiano la possibilità di concedere dei prestiti di reperti antichi a musei americani.

La fondazione RAS ha sfruttato questa enorme opportunità, portando numerosi pezzi negli USA (organizzando poi mostre di altissimo livello anche in altri paesi) e avviando una fruttuosa collaborazione con prestigiose università americane (come la Columbia University) le quali inviano i loro archeologi, architetti e restauratori per le campagne di scavo delle ville di Stabiae. Infatti ogni anno il campus ospita centinaia di studenti provenienti da tutto il mondo, che hanno la possibilità di vivere da vicino esperienze scientifiche di alto profilo e, attraverso la figura dell’”accompagnatore culturale”, di conoscere e apprezzare il territorio circostante. Il notaio Spagnuolo è orgoglioso di affermare che la fondazione è stata pioniera nel cogliere le opportunità offerte dallo study abroad, i progetti attraverso cui studenti universitari accompagnati dai loro docenti trascorrono dei periodi di studio e formazione all’estero. La RAS colma cosi un’enorme lacuna del Mezzogiorno, è infatti l’unica realtà del Meridione che ospita stabilmente un ateneo straniero (in Italia ne sono presenti più di 200). Pioniera anche nell’aver aperto altri canali, come ad esempio quello con il Brasile e con la Russia (23 università russe sono partner della fondazione). Infatti, grazie alla mostra “Otium ludens” tenutasi all’Hermitage di San Pietroburgo, annoverata dal Times nella top ten delle migliori exhibition mondiali del 2008, la RAS è riuscita a riportare le missioni archeologiche russe in Italia, dove non venivano dal 1878. Modus operandi che si ricollega ai principi guida della fondazione poiché, come afferma il notaio Spagnuolo: “la valorizzazione è la forma più alta di tutela”. Le opere d’arte infatti non devono essere mercificate, ma poste nelle condizioni di esprimere tutto il proprio valore culturale e, di conseguenza, anche economico.

La fondazione RAS ha “scoperto” per prima le potenzialità del settore no profit nordamericano, pronto a investire enormi risorse nel nostro patrimonio culturale. Secondo uno studio condotto incrociando le percentuali di beni storici ed artistici presenti in Italia con le erogazioni che abitualmente privati cittadini e fondazioni americane trasferiscono a realtà estere, potrebbe arrivare nel Belpaese una cifra che va dai 500 milioni a 1 miliardo e mezzo di dollari ogni anno. Invece, nel 2008 e nel 2009, sono arrivati soltanto 500mila euro. Un’opportunità enorme. Sprecata. ”Per gli americani è fondamentale il concetto dell’accountability, cioè affidabilità, sicurezza, efficacia

d’azione. Solo se siamo in grado di offrire tali garanzie possiamo beneficiare dei loro progetti e del loro impegno”, spiega il notaio Spagnuolo. C’è bisogno di strutture, dezione, condivisione e corresponsabilità, concetti, questi ultimi, che sono alla base della mission della fondazione.

RAS rappresenta un’esperienza rivoluzionaria in Italia, in quanto percepisce fondi sia da donatori statunitensi (i quali possono fare donazioni solo ad entità americane per poter ottenere una detrazione dalle tasse) che da privati italiani (si tratta di un soggetto giuridico italiano) riuscendo a finanziarsi per il 95% con questo metodo, e sfrutta anche i fondi provenienti dall’Unione Europea interfacciandosi direttamente con Bruxelles. Tutto ciò ha permesso di sviluppare un ambizioso master plan che prevede la realizzazione di quello che diventerà il parco archeologico più grande d’Europa, basato su 6 grandi progetti di scavo da realizzare in collaborazione con la soprintendenza di Pompei, che controlla e rilascia i pareri mentre la gestione e la cura del sito sono totalmente in mani private, Regione e MIBACT, in regime di cofinanziamento dal 30 al 50 % a carico della fondazione.

È stato anche realizzato nel 2007 il Vesuvian Institute, complesso polifunzionale che associa alle tradizionali facilities alberghiere, servizi per la ricerca e la didattica (aule studio, biblioteca, auditorium, teatro, sala internet) e che accoglie, esempio unico in Italia, scuole, università, studiosi e ricercatori, offrendo la possibilità di partecipare a numerosi archeolaboratori, che vanno dalla cucina alla musica, dalla moda alla pittura al teatro romani.

Visitando il campus della fondazione è possibile percepire un’atmosfera vitale, dinamica, in grado di raccogliere esperienze e passioni diverse, dove il desiderio di riscoprire il passato e rispettarlo si coniuga con la necessità di valorizzarlo, atmosfera che da una grande lezione a quest’Italia, patria dell’arte e della cultura, che spesso dimentica il suo passato. Per fortuna, qualcuno ogni tanto se ne ricorda e da vita a modelli nuovi, straordinariamente efficienti, che meritano di essere riprodotti il più possibile, e che danno una speranza a tutti coloro che credono nel valore della cultura e nelle sue immense potenzialità.